Calcio femminile e dintorni. Intervista a Maria Iole Volpi

Abbiamo intervistato Maria Iole Volpi, capitano della Roma Calcio Femminile e allenatrice dell’AS Roma Under 12 femminile. Le abbiamo posto alcune domande a tutto tondo sulla sua storia e sul mondo del calcio femminile.

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Iniziamo. Per chi non ti conosce: chi è Maria Iole Volpi?

Sono una ragazza di 32 anni. Sono una giocatrice di calcio, capitano della ASD Roma Calcio Femminile, che amo tanto. Poi sono allenatrice dell’AS Roma Under 12 femminile. Sono anche responsabile della squadra “Insuperabili”, una squadra di ragazzi diversamente abili, una cosa che mi riempie d’orgoglio. Infine, lavoro nelle scuole come AEC, assistente educazione e cultura, sempre al fianco di ragazzi con difficoltà.

Ci descrivi il progetto “Insuperabili”?

Il progetto è nato a Torino qualche anno fa e si è poi esteso in altre parti d’Italia. Io li ho conosciuti a Rieti e ho proposto loro di inaugurare la sezione romana. Così l’anno scorso è nata l’academy di Roma, grazie all’impegno della Reset Academy e della ASD Roma Calcio Femminile. Questi ragazzi sono stati i miei più grandi allenatori: da loro ho imparato più che da tutti gli studi, i corsi, gli allenamenti che ho fatto in vita mia. Per loro lo sport è davvero una “mano santa”: sia a livello fisico, sia a livello di integrazione. A chi volesse approfondire, consiglio di vedere questo filmato.

Parlaci invece del tuo nuovo ruolo di allenatrice con l’AS Roma.

In Italia siamo in un periodo di grande cambiamento. Le squadre di Serie A maschile sono state spinte a tesserare almeno 20 ragazze under 12. Per me è stato un onore essere stata chiamata da una società professionista come l’AS Roma. Penso sia giusto includere le ragazze nei club di calcio maschile. Se avessi detto di no avrebbero potuto chiamare un uomo, perciò mi son sentita chiamata in causa per contribuire a questo cambiamento. Devo ringraziare l’Associazione Calciatori e l’Associazione Allenatori che mi hanno permesso di fare allo stesso tempo la calciatrice e l’allenatrice, proprio per incentivare questo cambio di paradigma.

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Secondo il report della UEFA sul calcio femminile, il rapporto tra allenatori uomini e donne nel calcio femminile è di 9 a 1. Oltre alle calciatrici devono crescere anche le allenatrici?

Tutto procede a piccoli passi. Nei corsi per i patentini di allenatore ci sono sempre delle quote rosa, ma il problema è di arretratezza culturale. Le donne vanno spronate a intraprendere questa strada. Bisogna passare dal “ti assumo anche se sei una donna” al “ti assumo anche perché sei una donna”. Io non credo che il calcio femminile debba essere gestito solo dalle donne, allo stesso modo nel calcio maschile non ci devono essere solo uomini: la presenza di uomini e donne permette di fruire in maniera complementare delle differenze emotive e caratteriali dei due sessi.

Nella tua carriera sportiva colpisce che hai fatto l’Erasmus e ne hai approfittato per giocare in una squadra spagnola. Sarai d’accordo nel consigliare l’Erasmus di studio a tutti. Ma io ti voglio chiedere: consigli anche l’Erasmus “calcistico” alle giovani calciatrici?

Ovviamente sì. Io sono fatta così, amo conoscere ciò che è diverso, perché arricchisce. E mi piacerebbe che anche le ragazze straniere venissero a giocare in Italia, perché ci arricchirebbero della loro cultura, del loro calcio, dei loro allenamenti, dei loro modi di fare. Quando si tratta di scoprire mondi nuovi, che sia sport, studio o lavoro, a chiunque direi: “Vai, torna e raccontaci tutto, così cresciamo insieme”.

Restando in tema di partenze, hai mai avuto la tentazione andare a giocare in un paese dove le calciatrici possono divenire professioniste?

Senza dubbio è il sogno di tante ragazze, anche io ci ho pensato quando avevo 20 anni. Non c’è nulla di più bello che poter vivere della propria passione. Però devo dire che concretamente non ho mai pensato di andarmene, mi sono sempre trovata bene qui in Italia e ho sempre avuto una vita extra-calcistica soddisfacente fatta di studio e lavoro. Io spero che l’Italia si possa presto aprire al professionismo e sento l’esigenza di restare qui per far sì che questo accada. Non è un miraggio: se tutte le persone che hanno a cuore il calcio femminile iniziassero a fondare scuole calcio per le bambine, sarebbe tutto più facile. Quando cresceranno i numeri, crescerà l’interesse e di conseguenza gli investimenti sul calcio femminile. Finché siamo poche è difficile.

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Si narra che dalla platea del Festival del Calcio Solidale a Roma hai suggerito a Carlo Verdone di fare un film sul calcio femminile. Pensi che il calcio delle donne sia ignorato dai grandi media?

Non è che lo penso, lo è. Ma non solo il calcio femminile, tutto lo sport femminile è ignorato. Anzi, ti dirò di più: è ignorato un po’ tutto lo sport dilettantistico, si parla solo di calcio professionistico maschile. A Verdone suggerivo di interessarsi alla “mia” Roma perché è la storia di un gruppo eccezionale. In generale tutte le realtà di calcio femminile sono realtà con storie stupende, fatte di sacrificio. Un ragazzino bravo a 14 anni già può sognare in grande, mentre per una ragazza il sacrificio è maggiore, per questo le loro storie andrebbero narrate.

Lo sai che domani la tua intervista apparirà in bella vista ai professori con cui sosterremo l’esame?

Ah, addirittura! Allora, cari professori, mettete 30 a questi ragazzi. È il mondo del calcio femminile che ve lo chiede. E tu scrivilo, lo devi riportare testualmente!

Valerio Curcio

 

 

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