Report UEFA sul calcio femminile: un impietoso confronto per l’Italia

È uscito il report della UEFA sul calcio femminile in Europa. Il documento, scaricabile a questo link, è intitolato “Women’s Football across the national associations 2015-2016” e fornisce sia alcune pagine di panoramica generale a livello europeo, sia una pagina di focus per ogni federazione affiliata alla UEFA. Vediamo dunque i dati relativi all’Italia, confrontandoli con quelli dei principali campionati europei.

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Nel nostro Paese ci sono 22.564 calciatrici registrate presso la FIGC. Di queste, 11.842 sono maggiorenni e 10.722 sono minorenni. Le cifre sulla diffusione del calcio tra le donne sono ridicole se comparate a quelle degli altri paesi calcisticamente più evoluti: in Germania, ad esempio, ci sono 197 mila calciatrici.

Inoltre, in paesi come Inghilterra e Francia, non solo il calcio è più praticato dalle donne, ma ha anche una fortissima diffusione a livello giovanile. La federazione inglese vanta di quasi 100 mila calciatrici iscritte, di cui più di 70 mila sono minorenni. Lo stesso vale per la Francia, dove su 85 mila calciatrici ben 55 mila hanno meno di 18 anni. Anche la Spagna è superiore all’Italia, con 31 mila tesserate. Ricordiamo che, se con Germania e Francia il paragone può essere inclemente per motivi demografici, Spagna e Inghilterra hanno invece meno abitanti dell’Italia, il che rende i dati ancora più eclatanti.

Tuttavia, un dato positivo per l’Italia c’è: il calcio femminile è certamente in crescita (e ci mancherebbe altro). Dalla stagione 2014/15 il numero di calciatrici è aumentato del 9.7%, crescendo di 2.000 unità.

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Per quanto riguarda il numero di squadre, la situazione rimane più o meno la stessa. In Italia ce ne sono 702, la Germania guarda tutti dall’alto con i suoi 4.502 club, Inghilterra e Francia sono vicine con rispettivamente 1.513 e 1.806 squadre. La Spagna, con le sue 428 club, è invece fortemente al di sotto dell’Italia.

Un dato interessante riguarda la distanza media tra la casa della calciatrice e il campo di calcio della squadra per cui gioca. In Inghilterra la distanza è inferiore ai 5 chilometri, in Italia superiore ai 20. Il dato è facilmente interpretabile: le giocatrici inglesi hanno bisogno di fare meno sacrifici delle italiane per giocare a calcio, perché hanno spesso la possibilità di farlo a breve distanza da dove vivono.

Un ambito in cui Italia, Germania, Inghilterra, Francia e Spagna si equivalgono è quello degli allenatori: in tutti e cinque i paesi prevale di gran lunga la presenza maschile, anche nel calcio femminile. In Italia il rapporto è di 10 allenatori donne ogni 90 uomini, in Inghilterra 9 ogni 91, in Francia 10 ogni 90, in Spagna 5 ogni 95. Se poi guardiamo al vertice della piramide il rapporto è ancora più schiacciante: i detentori del patentino UEFA Pro (il più alto attestato per un allenatore) in Italia sono 770 uomini e 3 donne, in Germania 734 e 21, in Inghilterra 220 e 4, in Spagna 2351 e 44.

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Veniamo a qualche aspetto strettamente legato alla Federazione. Dei cinque paesi l’Italia è quello che spende ogni anno di meno per lo sviluppo del calcio femminile. La FIGC investe infatti 3 milioni l’anno, contro i 18 dell’Inghilterra, i 7-10 della Germania, i 10,5 della Francia. Anche in questo caso è vicina alla Spagna, che investe 3,6 milioni. La media Europea, tuttavia, è più bassa: 1,8 milioni, anche se va considerato che questi cinque sono tra gli stati più popolosi d’Europa. In FIGC 18 persone si dedicano esclusivamente al calcio femminile, contro le 24 di Germania e Francia e le 37 dell’Inghilterra.

Per ciò che riguarda il tifo, tutti e cinque i paesi citati si equivalgono quando si tratta di squadre di club: la media spettatori va dai 1.000 dell’Italia ai 1.800 della Francia. Diverso è invece il discorso per le nazionali: le azzurre sono seguite in media da 4.500 persone allo stadio, contro le 12.500 delle tedesche, le 21.900 delle inglesi e le 11.200 delle Francesi.

Veniamo infine a quello che probabilmente è l’aspetto più importante e controverso. Per quanto riguarda il numero di calciatrici professioniste, la Germania è prima con 247, seguono l’Inghilterra con 152, la Francia con 102 e la Spagna con 48.

E l’Italia? L’Italia non ha calciatrici professioniste. Il calcio femminile italiane è infatti sotto il controllo della Lega Nazionale Dilettanti, senza che vi sia possibilità per le atlete di avere un contratto di lavoro che permetta loro di godere di assistenza sanitaria, trattamento pensionistico e maternità.

Valerio Curcio

 

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