Storia di Carolina Morace, emblema del calcio femminile italiano

Tra le tante donne che hanno osato accostarsi al mondo del pallone, ne figura una che della propria passione è riuscita a fare prima una professione e poi un vanto. Con la tenacia di chi il suo sogno voleva tenerlo ben saldo e stretto a sé, Carolina Morace classe 1964, veneziana di nascita e romana di adozione, risulta ad oggi essere la migliore calciatrice italiana.

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Sebbene il nostro Paese non permetta un ampio margine di confronto, date le forti e radicate problematiche che limitano il calcio rosa , la Morace seppe distinguersi eccellendo in ciò che portava sul terreno di gioco, attraverso tecnicismi quali: assist, ricezioni, smarcamenti, potenza del tiro e intercettazione del pallone. Qualità che le permisero di essere messa al pari di calciatori di fama mondiale. Ma, andando a ritroso nel tempo, inquadriamo una Carolina che dava qualche calcio ad un pallone facendosi le ossa nei campetti della sua città, ancora ignara di quanti bocconi amari avrebbe dovuto mandar giù per destreggiarsi in questo impervio percorso che è il calcio femminile italiano. Poco più che undicenne, seppur impegnata con gli studi di quegli anni, la nostra emergente fuori classe, prima di divenire tale, iniziò ad affinare il proprio talento nel Cà Bianca, a quei tempi squadra di serie C.

Il suo esordio arriva nel 1978, all’età di quattordici anni, con il Belluno. Il club rappresentò per lei una vetrina per farsi notare ed apprezzare dagli altri club, tanto da approdare nella Nazionale Italiana. Ancora piccola ma già idolatrata dalle sue compagne di gioco per le sue doti e per la sua capacità di calciare il pallone in maniera magistrale, si guadagna l’appellativo di “Tigre” , nomignolo che le rimarrà cucito addosso per tutta la sua carriera calcistica. La Morace da allora ha vestito molte importanti maglie quali, in ordine cronologico: il Verona, la Lazio, il Trani 80, il Milan 82, la Torres e il Modena. Nel corso della carriera si è distinta sempre come una campionessa e ha segnato ben 500 reti, collezionando 12 Scudetti e 4 Coppe Italia, mentre con la maglia azzurra ha registrato 153 presenze e 105 goal. Carolina Morace riesce a sfiorare per ben due volte la vittoria in finale degli Europei, si attesta il titolo di capocannoniere per 12 volte in serie A e nel 1995 le viene riconosciuto il titolo di migliore giocatrice del mondo.

Ha sfidato gli scettici e quella cultura che vede il calcio riservato al mondo maschile. Il suo amore per questo sport e la sua caparbietà l’hanno spinta ad andare oltre i pregiudizi dominanti e nel 1998 si dedica alla carriera di allenatrice, dopo aver concluso definitivamente quella calcistica, con la Società Sportiva Lazio femminile. Piccola parentesi da allenatrice, anche con la Viterbese , durata dal luglio al settembre 1999, esperienza che però le ha permesso di essere la prima allenatrice donna ad aver allenato una squadra maschile di calcio.

Si evince dunque un percorso del tutto esemplare a dispetto delle credenze, che le ha garantito numerosi riconoscimenti: tra i più importanti si annoverano il ruolo di commissario tecnico della nazionale femminile italiana dal 2000 al 2005, in seguito tecnico della nazionale di calcio femminile o canadese con la quale vince la CONCACAF Women’s Gold Cup, ed ottenendo le qualificazioni per i mondiali 2011. La sua carriera diviene così prestigiosa tanto da essere menzionata nel 2014 nella HALL OF FAME del calcio italiano. Un progetto atto a promuovere e valorizzare coloro i quali si sono meritati di essere considerati una rappresentanza dei valori incarnati dal calcio Italiano, in cui vengono aggiunti ogni anno calciatori, allenatori e dirigenti che hanno segnato la nostra memoria.

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Pur di non abbandonare il mondo del calcio, la Morace ha dedicato parte della sua carriera professionale a programmi televisivi alcuni con lei stessa al timone della conduzione, altri solo come commentatrice per svariate trasmissioni. Un calcio, quello di Carolina , vissuto a pieno e visto sotto ogni angolatura. Oggi la nostra Tigre del calcio femminile italiano, oltre ad essere un illustre avvocato, vive stabilmente in Australia dove vi allena una squadra femminile ed è inoltre la Development Istructor nonché ambasciatrice FIFA.

Gli scaffali di casa Morace sono ormai saturi di trofei, la sua storia è scritta nelle pagine più belle del nostro calcio, ha spazzato via dogmi, ci ha regalato numeri stratosferici e si è fatta paladina di commenti sessisti che ha più volte dovuto sopportare sulla sua stessa pelle. Ha condiviso ambienti con vertici calcistici che con mentalità arcaica associavano il binomio donna – pallone al concetto di lesbica, ma nonostante ciò la storia e il vissuto di Carolina Morace ci insegna che a volte avere tanti muri intorno da abbattere può trasformarsi in una carta vincente, perché intraprendere la propria carriera come una scommessa da vincere oltre i pregiudizi e facendo la differenza, ti fa diventare delle volte, un simbolo del calcio femminile italiano.

 

Arianna Caruso 

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