Le campionesse USA vogliono essere pagate quanto gli uomini

Le campionesse del mondo protestano. Lo fanno per loro stesse, ma probabilmente lo fanno anche per tutte le calciatrici del loro paese. E forse lo fanno per il futuro del calcio femminile, a livello globale.

La campagna che cinque giocatrici della nazionale USA hanno lanciato ha un nome semplice che non lascia spazio a fraintendimenti: equal play equal pay. Che tradotto e parafrasato potrebbe essere: giochiamo come loro, pagateci come loro. Loro chi? Gli uomini, ovviamente.

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Hope Solo, Carli Lloyd, Megan Rapinoe, Becky Sauerbrunn e Alex Morgan hanno hanno sottoposto ufficialmente il problema alla Equal Employment Opportunity Commission statunitense. Le atlete che rappresentano la bandiera a stelle strisce sarebbero pagate dalla federazione il 40% di quanto sono pagati gli uomini. E i risultati? Beh, la selezione femminile è campione del mondo 2015. Il miglior piazzamento degli uomini, invece, è un terzo posto ai mondiali del 1930.

Quanto è grande il dislivello tra i compensi degli atleti delle selezioni USA maschili e femminili? Una grafica del New York Times ci aiuta con un esempio riguardante le amichevoli internazionali: soprattutto in caso di vittoria, gli uomini vengono pagati molto di più.

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Ancor più lampante è pero la differenza se consideriamo i bonus per i successi nella Coppa del Mondo. Basti pensare che la nazionale femminile ha percepito 2 milioni di dollari di bonus per aver vinto la FIFA Women’s World Cup 2015, mentre gli uomini hanno percepito 9 milioni uscendo agli ottavi di finale.

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Nel frattempo, la protesta delle calciatrici ha creato grande movimento oltreoceano. Sono tanti i personaggi del mondo dello sport che hanno solidarizzato con le atlete, così come sono moltissimi gli utenti dei social network che hanno fatto proprio l’hashtag #equalplayequalpay. Ma, come consiglia Juliet Macur del Ney York Times in questo articolo, non basta sostenere la protesta sui social per aiutare il calcio femminile.

Le differenze tra gli emolumenti di calciatori e calciatrici dipendono dalle leggi del mercato che, come è ovvio, premiano chi attira più pubblico dal vivo, share dal divano e in generale muove più milioni. Il consiglio della giornalista americana è dunque quello di sostenere il calcio femminile andandolo a vedere allo stadio e contribuendo economicamente in qualsiasi maniera.

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Eppure, ci sono forti dubbi che si possa cambiare lo stato delle cose solo “votando con il portafoglio”. Nessuno può negare che un maggior movimento di denaro aiuterebbe le calciatrici. Ma, come del resto insegnano le grandi battaglie per i diritti civili combattute nella storia dai cittadini americani, i diritti si conquistano anche con la mobilitazione e la protesta incessante.

Perché oggi si sono accesi i fanali sulla disparità di trattamento che subiscono una ventina di calciatrici che sono le più forti degli Stati Uniti. Un giorno però bisognerà fare lo stesso anche per tutte quelle che giocano nella National Women’s Soccer League, la massima serie del calcio femminile americano. E un giorno andrà fatto anche per le calciatrici di basso livello. Difficilmente vi si riuscirà senza spingere la classe politica ad ascoltare queste istanze. A quel punto, non basterà comprare un biglietto e un cappellino della squadra.

 

Valerio Curcio

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